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La Madonnina

Chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie

La Madonnina
Municipium

Descrizione

Questa piccola chiesetta è un vero esempio di dedizione alla Madonna. All'interno si trovano moltissime testimonianze dei fedeli che per ringraziare la Madonna della grazia ricevuta hanno portato piccoli quadretti a volte raffiguranti un evento altre semplicemente rappresentati da piccoli cuori che riportano data e nome dei fedeli. E' inoltre presente sull'altare una tela di pregio raffigurante la Madonna delle Grazie, molto venerata a Cene.

È molto difficile ricostruire la storia dell'edificio prima del 1700.

Nel notiziario della Parrocchia "Voce Cenese" del settembre 1984, si legge che "esisteva nel Quattrocento, al posto dell'attuale chiesetta, una santella con sopra un dipinto della Madonna, meta di peregrinazione affettiva e devozionale dei pochi abitanti di allora. Sempre secondo la "Voce Cenese", durante la peste del 1630, la comunità avrebbe fatto voto di erigere l'attuale chiesetta. 

Bisognerà aspettare fino al 1719/20 perché il voto venga sciolto. Infatti, anche nella descrizione di Bergamo e del suo territorio di Giovanni da Lezze del 1596, non ve ne è traccia. 

Parimenti, nella relazione sulla visita pastorale del vescovo Runzini dell'anno 1700, si dichiara che "Vi è un solo oratorio, sotto l'invocazione di San Rocco". Perciò, l'oratorio della Madonna delle Grazie ancora non esisteva,

Nell'archivio parrocchiale è conservato un manoscritto datato 1725 nel quale si dichiara che il sig. Martino Perini di Gazzaniga "ha fatto donazione alla veneranda chiesa della B. V. Maria delle Grazie di Cene Sotto, nell'anno 1720, (al tempo dell'edificatione della chiesa) di una stanza terranea .. e del fondo per edificare il choro della medesima et alquanto di fondo di dietro al detto choro bastante per tenerlo assiutto....". I "regenti" della chiesa chiedono agli eredi un'altra parte di fondo per incanalare le acque e impedire che danneggino la sacrestia e il coro.

Questo documento attesta, quindi, che la chiesa è stata edificata intorno al 1718/19.

Esiste, inoltre, sempre nell'archivio parrocchiale, un testamento, datato 8 luglio 1719, del sig. Giovanni Capitanio di Cene di Sotto, in cui egli nominava come suo erede universale la veneranda chiesa della BVM delle Grazie nel comune di Cene Sotto, in "contrata Carnecla", in cambio della celebrazione di messe.

Nel testo "Note storiche su Cene", si riferisce che l'attuale chiesa (allora definita "oratorio") è stata consacrata il 16 luglio 1720 da Don Andrea Paganessi, allora parroco di Cene, con la presenza di Don C. Rillosi, parroco di Vertova, delegato dalla Curia vescovile di Bergamo. 

Nella visita pastorale del vescovo Redetti del 1735 si indica per la prima volta che entro i confini della Parrocchia si trovava l'oratorio della Beata Vergine della Grazia. 

CENE NEL 1700

A quel tempo Cene di Sotto era un comune, separato dal comune di Cene di Sopra dall'asse della Valle Rossa. Cene di Sopra aveva una sua chiesetta dedicata a San Rocco che si trovava nei pressi dell'attuale Piazza Italia, all'imbocco della strada per la Valle Rossa. Fu acquistata e demolita dal Comune nel 1928, per allargare lo svincolo per la Valle Rossa.

Cene di Sopra e Cene di Sotto appartenevano ad un'unica parrocchia, quella di San Zeno, anche per questo verranno uniti in un unico comune nell'aprile del 1797, in occasione della divisione amministrativa del territorio bergamasco in cantoni.

Nel 1776 gli abitanti erano complessivamente 425.

Nel corso dei secoli i confini di Cene sono rimasti pressoché invariati, come la sua estensione, che risultava di 831 ettari nel 1836, rispetto agli 857 ettari attuali.

Inoltre, secondo un'interessante teoria del parroco don Camillo Brescianini, in tempi antichi, il luogo dell'edificazione della cappelletta dedicata alla Madonna potrebbe essere stato scelto per la vicinanza dei sentieri (Via Campione e Via Càstel) i quali conducevano al Santuario di Altino che allora era di pertinenza della Parrocchia di Cene.

LOCALIZZAZIONE 

La chiesetta dedicata alla Madonna delle Grazie si trova a Cene Sotto (Sé d' Sóta), in una posizione anticamente molto importante, perché proprio all'incrocio della strada che proviene da Vall'Alta con la vecchia strada "per Bergamo" (attuale via Manzoni ).

DESCRIZIONE DELL'EDIFICIO

L'aspetto attuale della chiesetta è il risultato di alcuni interventi di restauro avvenuti nel corso del 1900.

Si ha notizia di un intervento consistente negli anni 1937/38, con rifacimento del tetto e degli interni. Un quadro datato 1938, collocato nella chiesa come ex voto, testimonia l'aspetto della chiesetta in quegli anni.

Nel 1944, durante il ministero di don Giovanni Alberini, è stata decorata la facciata e si è provveduto al restauro dell'interno, compresa la decorazione plastica del soffitto ad opera dei famosi decoratori Taragni di Bergamo (a loro si devono preziose decorazioni in chiese importanti e dimore private di diverse parti d'Italia). 

Negli anni 1983/84 (parroco don Mosé Giovannelli) è stato fatto un ulteriore intervento di restauro che ha portato all'aspetto attuale della chiesa. In particolare, è stata demolita la vecchia casa adiacente alla chiesa, è stato rifatto il tetto, sono stati rinnovati gli affreschi, sono state fatte le dorature, è stata rinnovata la facciata graffita e sono stati gettati i muraglioni

La chiesa, è senza sagrato e si apre direttamente sulla strada che porta da Cene a Vall'Alta.

Al centro della facciata si trova il portale contornato da pietra arenaria e sormontato da un timpano, anch'esso in pietra, in stile barocco.

Ai lati dell'ingresso si aprono due finestre protette da inferriate e in alto, al centro, sopra la porta principale, una terza finestra più grande.

La parte inferiore della facciata presenta una decorazione geometrica ad affresco, mentre la parte superiore è arricchita da lesene e trabeazione affrescate.

Internamente la chiesa è a navata unica, con due campate da tre lesene, sopra cui corre il cornicione dal quale si innalza la volta a botte di copertura. Sopra la trabeazione vi sono altre finestre che contribuiscono ad illuminare la navata, insieme a quelle della facciata. L'ingresso laterale sulla destra e, sul lato opposto, l'accesso alla sagrestia, si trovano nella seconda campata. Per accedere al presbiterio vi sono due gradini di marmo nero intarsiato a linea settecentesca. Una barriera di ferro con borchie in ottone separa il presbiterio dalla parte centrale della chiesa. Il pavimento è in marmo nero e bianco; l'altare è in marmo nero scolpito, stuccato, modellato, dipinto, dorato con una incastonatura in marmo di Camerata Cornello e ha come basamento gradini in marmo giallo e rosso di Verona. Esso risale al secolo XVIII. 

Il vescovo Bernareggi, dopo la visita pastorale del 1936, chiedeva di "levare le cantorie e il pulpito che non servono e disturbano la linea architettonica" e invitava a porre un confessionale.

Ciò significa che prima di quella data, nella chiesa dovevano esserci anche quegli elementi che poi sono stati tolti.

Sulle pareti del piccolo santuario si possono vedere alcuni ex voto, a testimonianza di "grazie ricevute" nelle circostanze più varie: malattie, incidenti...

Quelli esposti sono una quarantina, i rimanenti sono stati rimossi in occasione dell'intervento di doratura.

IL QUADRO 

Ciò che suscita l'attenzione è il Quadro (ol Quàder ), considerato miracoloso e perciò fulcro della devozione dei fedeli. Il dipinto viene, infatti, rappresentato in numerosi ex voto, a significare che la grazia ricevuta proviene da esso. 

E' collocato dietro l'altare, in alto, inserito in un'ancona di marmo nero, di stile barocco. Di norma è coperto da una tendina di raso, ricamata in seta e oro filato, col monogramma della Madonna. Questa tendina viene fatta risalire alla prima metà del Novecento. 

Il dipinto è un olio su tela di 85,00 x 68,00 centimetri; non se ne conosce l'autore. 

Si vedono sei figure: la Madonna (la Madóna) il Bambino Gesù (ol Bambi), San Giuseppe (San Giósep), San Giovanni Battista bambino (San Gioàn Batista picinì), due angeli (du Àngei).

La Madonna è seduta e sostiene il Bambino inginocchiato su un cuscino, con le manine protese verso San Giovanni; accanto a Lei San Giuseppe la guarda pensoso. Al centro, in basso, San Giovanni Battista bambino guarda da vicino Gesù e tiene in mano una croce. Per terra, ai piedi delle figure, un piccolo cartiglio riporta la scritta " Ecce agnus dei" (Ecco l'agnello di Dio). Sulla destra due angeli osservano la scena. 

Il Quadro è inserito in una cornice di legno intagliato e dorato, con angeli, risalente al secolo XVIII. 

Dalle ricerche effettuate risulta 

effettuate risulta che il dipinto risale probabilmente alla seconda metà del 1500 (intorno al 1570) e che è di scuola romana. 

Con tutta probabilità è la copia di un'opera di pittore illustre (Romano? Scuola di Vasari?). E' stato rintracciato un altro dipinto quasi identico (appartenente a una collezione privata veneta), ma più recente e non dello stesso artista. Ciò porta a ipotizzare che gli autori anonimi dei due quadri "gemelli" abbiano lavorato sullo stesso modello (forse un'incisione o una stampa). 

Alcuni elementi molto simili sono presenti nel dipinto di Romano "La Madonna del gatto", in particolare la posizione delle figure della Madonna, del Bambino e di San Giovannino, l'acconciatura della Madonna, la posizione di Sant'Anna (testa appoggiata alla mano), simile a quella di San Giuseppe.

Si possono riconoscere anche reminiscenze di altri pittori molto illustri: alcune tele di Raffaello (la Madonna col bambino, sant'Anna e San Giovannino e la Sacra Famiglia di Francesco I, 

conservate al Louvre) presentano similitudini nella composizione del gruppo di figure, negli atteggiamenti, nella delicatezza dei tratti dei personaggi, nei panneggi degli abiti, negli effetti di luce. 

In questo dipinto si possono notare tutti gli elementi caratteristici del Cinquecento, dal soggetto raffigurante la Sacra Famiglia e la sua contestualizzazione, alla composizione degli elementi, passando per la gamma cromatica utilizzata. 

Le anatomie e i volti sembrano di stile manierista, tant'è che ricordano visivamente molti dei grandi maestri dell'epoca: la dolcezza delle espressioni e dei gesti ricordano Raffaello, così come la linea e il chiaroscuro che costruiscono i volumi in maniera delicata, anche se meno morbida rispetto a quella del maestro; la composizione dei corpi, circolare, sostenuta da uno schema piramidale che ha l'apice tra il viso della Madonna e quello di San Giuseppe e la base passante per le ginocchia della Vergine (vedi immagine), riconducono visivamente al Tondo Doni di Michelangelo o alla Sacra Famiglia di Leonardo da Vinci, nella quale le due figure geometriche sono quasi 

I personaggi sono inseriti in una stanza, accennata dal muro, dal pavimento e dai pochi mobili rappresentati, ma ciò che spicca maggiormente è la finestra che mostra il paesaggio esterno. 

Il gruppo dei personaggi sulla destra richiama i soggetti dell'Allegoria del trionfo di Venere del Bronzino. 

Molti elementi ricordano la passione di Cristo: la croce, sostenuta da San Giovanni Battista bambino, il colore rosso dei frutti e fiori nel cesto e il cartiglio "ecco l'agnello di Dio ai piedi di Maria. 

Purtroppo non si può ancora stabilire se ci siano state reali influenze o se si trattino di semplici suggestioni estetiche, ma questo non fa altro che rafforzare il velo di mistero di quest'opera. 

Molto interessante risulta essere il cesto di frutta e fiori posto nell'angolo in basso a sinistra, per la ricca simbologia in esso racchiusa. 

Si possono infatti riconoscere:

Un papavero rosso, simbolo nel Medioevo della Passione (le lacrime della Madonna sul Calvario si sarebbero trasformate in garofani bianchi). Il papavero è presente in molti dipinti, il più famoso è certamente la Madonna del papavero di Leonardo.

Una rosa, simbolo di amore e di purezza, attributo di Maria e degli angeli.

Un melograno, allegoria della castità, della concordia e della prosperità e simbolo pagano di fertilità.

L'uva, simbolo eucaristico per eccellenza

Una pesca, simbolo di salvezza e redenzione

Un fico, simbolo di fertilità e di benessere.

Dei pesci, simbolo di Gesù, allegoria della penitenza.

Dai libri contabili custoditi nell'archivio parrocchiale risulta che il quadro è stato restaurato nel 1937, per una spesa di 220 lire.

LA DEVOZIONE E LA FESTA

Quella della Madonnina è la festa religiosa più sentita dagli abitanti di Cene; si celebra ogni anno la seconda domenica di settembre e si svolge in alcune fasi. 

Otto giorni prima, di sabato, il Quadro viene spostato con una breve processione dal santuario alla chiesa parrocchiale, dove rimane esposto alla devozione dei fedeli. 

Il sabato precedente la festa solenne si tiene la tradizionale benedizione delle auto. Infatti la Madonna delle Grazie è la protettrice degli autisti, degli avieri e degli operai. 

La domenica della Festa si svolge per le vie del paese una processione solenne, che si conclude ancora nella chiesa parrocchiale. 

Nei giorni successivi il Quadro viene spostato con delle "mini processioni" presso case di privati (che ne fanno richiesta), presso le piazze, presso la casa di riposo, presso la chiesa della Valle Rossa. 

Al termine delle miniprocessioni il Quadro viene riportato, di domenica, dopo la messa vespertina, nella sua sede, al santuario. 

Fino all' anno 1917 le celebrazioni della festa avvenivano presso la chiesetta stessa della Madonnina; successivamente vennero spostate nella parrocchiale. 

Presso l'archivio parrocchiale è documentato uno scambio epistolare, del 1917 e del 1919, tra il parroco don Forno e la Curia. 

Il sacerdote chiedeva espressamente di poter spostare la festa dall’ "oratorio" di Cene Sotto alla Parrocchiale (come era già avvenuto per la festa di San Rocco di Cene Sopra). 

Per sostenere la sua richiesta adduceva diversi motivi: la limitata capienza della chiesina, che non poteva più contenere tutti i fedeli; l'adiacenza della stessa a due strade con conseguente traffico che disturbava le funzioni e la presenza di un vicino lavatoio pubblico da cui i ragazzi si divertivano a spruzzare acqua, trasformando la festa in una ...fiera! 

La Curia rispondeva prontamente, accogliendo la richiesta di don Forno. 

Un tempo, in occasione della grande festa della Madonnina, si preparavano, lungo il percorso della Processione e in corrispondenza delle contrade, le "porte" con fiori di carta e rami di cipresso. Era un lavoro impegnativo a cui partecipava tutta la popolazione e le contrade facevano a gara a preparare gli addobbi più belli.

Oggi questa usanza si è persa; viene addobbata con fiori di carta solo la facciata del santuario. E' rimasto, però, lo spettacolo pirotecnico, che si tiene il sabato sera precedente la festa.

IL CULTO 

Nel santuario si conserva il SS. Sacramento, perché è un luogo sempre frequentato e vi si celebra la messa ogni settimana, ad eccezione dei mesi più freddi. 

CURIOSITA' 

L'incanto (l'incant) 

Una delle tradizioni legate alla festa era "l'incànt". 

C'era un uomo incaricato di mettere all'asta la Madonnina, per decidere chi avrebbe portato a spalle "le stanghe" che reggevano il Quadro. 

L'asta, che si svolgeva sul sagrato, partiva da una certa cifra e poi, chi voleva e poteva, gridava la propria offerta e contemporaneamente mostrava le banconote. 

L'Incant attirava una grande attenzione di pubblico, curioso di vedere chi si sarebbe aggiudicato l'onore. 

Questa pratica è stata interrotta da don Luigi Pozzi negli anni '60. 

Oggi è rimasta l'usanza di presentare un'offerta per la Madonnina, ma la statua viene portata da chiunque lo desideri. 

La Scoperta (la Scopèrta) 

Una pratica devozionale consueta è la "scopèrta", a cui si ricorre in caso di malattie o disgrazie. 

Su richiesta di un fedele, si suona la campana per richiamare la gente della contrada. 

Si scopre il Quadro il tempo necessario a dire il nome della persona per cui si chiede la grazia, e la motivazione. Si recitano delle preghiere e si impartisce la benedizione. 

Un tempo, per la scoperta, accorreva tutta la gente della contrada. Oggi questa pratica è diventata molto rara.

 

 

 

 

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Modalità d'accesso

Libero

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Indirizzo

Via Bernardo Fanti, 72, 24020 Cene BG, Italia
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Punti di contatto

Parrocchia : 035 718416

Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2026, 16:51

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